Gli effetti catartici e liberatori delle fiabe sono tali da costituire elementi benefici e risolutivi per tutti, anche per gli adulti, soprattutto se essi si avvicinano alle fiabe con semplicità e apertura, che sono gli atteggiamenti e i presupposti indispensabili per ogni autentica trasformazione dell’anima.

Miti, leggende e fiabe sono accomunati da uno stesso linguaggio: quello simbolico.

Come i sogni, anche i miti, le leggende e le fiabe presentano un contenuto manifesto che è la trama, ed uno latente che corrisponde al significato simbolico. Come scrive Bettelheim, essi fanno appello alla nostra mente conscia e inconscia e ai suoi tre aspetti: Io, Es e Super-Io. (Bettelheim B., Il mondo incantato. Ed.Feltrinelli, Milano 2011).

La fiaba si distingue dal mito e dalla favola per la sua specifica natura terapeutica. Se letta in chiave psicologica, la fiaba assume significati ben precisi e un’intima coesione tra le parti: i temi ripropongono simbolicamente le vicende personali intrapsichiche e di relazione con l’ambiente familiare e sociale; i processi interiori prendono forma e diventano comprensibili all’individuo così come sono rappresentati i personaggi nella storia.

 Funzione della fiaba

La fiaba ha funzione di stimolo dell’attività fantasmatica che permette di accedere a una quantità di materiale che l’Io può elaborare senza tendere alla rimozione di determinati contenuti, come talvolta accade. Da qui la funzione regressiva della fiaba, che permette al bambino e all’adulto di ritornare indietro e poter rivivere tematiche conflittuali precedentemente vissute e magari non completamente superate, in un clima di sicurezza. Questa funzione rassicurante e protettiva è data dal “lieto fine” e “dalla compensazione dell’impotenza infantile”: l’eroe della fiaba è dotato di straordinari poteri e identificandosi con lui il bambino può compensare le sue inadeguatezze immaginate o reali.

Bruno Caldironi (Caldironi B.- Witmann C., Visualizzazioni guidate in psicoterapia, Ed. Piovan, Abano Terme 1980) sottolinea che l’uso della fiaba è importante non solo per permettere un percorso regressivo, ma anche per facilitare il momento proiettivo della narrazione: i vari elementi della fiaba vengono infatti investiti dal bambino di risonanze e di significati personali che aiutano ad esternare le proprie cariche aggressive. Da qui non solo la funzione analitico-regressiva, ma la funzione dinamica e quella sintetica volta all’armonizzazione di pulsioni contrastanti, improntata alla fiducia nella riuscita, orientata verso il futuro.

Il lieto fine della fiaba è “la storia di una guarigione psichica”: trasformazione del soggetto che può tornare a governare i moti della sua psiche e di conseguenza gli eventi della sua vita, pieno di nuova energia e capace di affrontare il mondo con serenità, forza, coraggio e determinazione. 

Uso della fiaba nel lavoro con le sub-personalità

L’utilizzo della fiaba ci permette di fare un vero e proprio lavoro sulle sub-personalità. Il passaggio fondamentale sta nel leggere la storia narrata nella fiaba come una proiezione di parti di sé nei personaggi della storia stessa ( sia che si tratti di una fiaba pubblicata da altri autori, sia scritta personalmente dal paziente).

E’ come una rappresentazione scenica teatrale dove abbiamo il  à Autore, l’Io à Regista e le Sub-personalità à Attori. Gli attori dovrebbero venire gestiti dal regista (Io) attraverso la sua funzione direttrice e regolativa per mezzo della Volontà.

La fiaba conferisce all’Io-regista il grande potere che ha e che si manifesta nel conoscere i mille aspetti che lo compongono e nel decidere di essere a volte uno, a volte l’altro scegliendo il personaggio più opportuno. Questo può accadere attraverso la conoscenza di quanti più aspetti possibili dell’Io e l’accettazione di queste parti, perché vengano reintegrate e trasformate: fino a che l’Io è identificato con una sub-personalità non solo ne è dominato, ma non riesce neppure a riconoscerla. Le sub-personalità non integrate sono quelle che sono fuori dal campo di coscienza e delle quali viviamo solo gli effetti perché non riusciamo ad integrarle. Solo con la disidentificazione dalle parti è possibile prenderne le distanze, conoscerle e accettarle. Obiettivo per ciascun individuo è cercare di conoscere più sub-personalità possibili e trovare un modo per equilibrarle.

Nel momento in cui i vari personaggi della fiaba rappresentano parti di noi (sub-personalità) il paziente fa un vero e proprio lavoro di disidentificazione e facendo dialogare le parti entra ed esce dalle sub-personalità più ostacolanti o castranti acquisendo un ruolo attivo rispetto ad esse.

Quando il personaggio di una fiaba è in difficoltà e non ce la fa ad affrontare da solo il suo cammino interviene sempre un personaggio in suo aiuto (una fata, un folletto, un saggio…) che lo affianca e lo sostiene fino al superamento dell’ostacolo, che lo porta ad una vera e propria trasformazione. Il terapeuta corrisponde proprio a questa figura salvifica di guida e diviene Centro Unificatore Esterno per il paziente in difficoltà: può aggiungere elementi alla fiaba, dare chiavi di lettura nuove e più positive, o semplicemente esserci nel processo trasformativo della persona. 

Sara Brogi